Fertilità/Infertilità e accudimento affettivo nell’infanzia e dei partner

«Quando uomini e donne attraversano la grande linea che separa la coppia
dalla genitorialità, tendono a dividersi l’uno dall’altro»
Cowan e Cowan 2000

Per la coppia, quando nasce un figlio, si riattivano le dinamiche di attaccamento-accudimento di entrambi i partner vissuti nel corso della loro storia infantile.
Anche nell’infertilità di coppia quale impossibilità di generare un figlio, di lui o di lei, emergono gli stili di attaccamento e accudimento vissuti dai singoli con le figure parentali di riferimento.
Nell’infanzia l’accudimento si riferisce ai bisogni affettivi, cognitivi e corporei soddisfatti nei bambini dai propri caregiver di riferimento. In questo modo il minore acquisisce un modello operativo interno (mentale), MOI, legato ad un ATTACCAMENTO SICURO che lo segue per tutta la vita nelle successive relazioni affettive di coppia e familiari, dall’adolescente all’adulto.
La TEORIA DELL’ATTACCAMENTO che attribuisce un ruolo essenziale al legame e al comportamento di attaccamento instaurato tra caregiver e bambino e che dura lungo tutto il ciclo di vita fa riferimento alla sicurezza, alle esigenze da soddisfare, alle aspettative, alle disponibilità e alla responsività interpersonali, modalità comportamentali che vengono vissute, espresse e richieste nella relazione affettiva di coppia.
In altre parole, se il bambino ha imparato a cercare la vicinanza fisica, l’adulto sarà orientato a ricercare la vicinanza emotiva che poi trasmetterà al partner e ai propri figli.
Infatti, nello stile di attaccamento sicuro l’adulto possiede fiducia in sé e nelle relazioni, offre e si sente di meritare amore, conforto e sostegno. La narrativa autobiografica delle persone con un attaccamento sicuro è obiettiva e coerente sia per esperienze positive che negative considerando che loro possiedono capacità di riflettere liberamente sui vissuti emotivi e ricordi infantili facilmente accessibili.
Gli adulti sicuri hanno avuto dei caregiver in grado di soddisfare i loro bisogni di vicinanza e cura nei momenti di difficoltà, hanno quindi sviluppato un’immagine di sé e degli altri positiva e meritevole di sentimenti di fiducia e stima, attribuiscono valore alle relazioni d’attaccamento e sono consapevoli della natura delle loro esperienze con i genitori.
Vivono bene l’intimità col partner considerando l’amore romantico in modo maturo e consapevole, tengono conto dei possibili cambiamenti e oscillazioni nonché sono in grado di integrare e comprendere stati emotivi contrastanti e di risolvere i conflitti in modo costruttivo, inviano segnali di richiesta di conforto chiari e coerenti ed offrono accudimento sensibile e responsivo.
Nello stile insicuro evitante l’adulto ha paura dell’intimità, rifiuta di dipendere dagli altri e di esprimere i propri sentimenti, ha sfiducia nell’altro, aspetti conseguenti di un modello di attaccamento interiorizzato insicuro/distanziante. Tale adulto svaluta i legami di attaccamento, la sua narrativa autobiografica risulta superficiale e poco credibile mentre i ricordi infantili non sono accessibili. Durante l’infanzia hanno sperimentato rifiuti, assenze e ostilità da parte dei caregiver, svalutano o minimizzano l’importanza delle esperienze di attaccamento, tendono a rimanere distanti nelle relazioni e anche i momenti di difficoltà vengono minimizzati, dimostrano di affidarsi poco all’altro, di vivere in modo sfuggente l’intimità nei rapporti, non sono inclini a vivere le relazioni d’amore in modo passionale e completo ed hanno difficoltà a chiedere conforto quando sono in difficoltà e ad offrire accudimento.

Nello stile ansioso/ambivalente la persona possiede la percezione che l’altro sia incapace di soddisfare le richieste d’amore e vicinanza, possiede un forte desiderio fusionale, presenta dipendenza dal partner, intrusività, gelosia, emozioni amplificate. Ha interiorizzato un modello di attaccamento infantile insicuro/preoccupato, è incapace di differenziare tra sé e l’altro nella relazione, la sua narrativa autobiografiche è vaga, contraddittoria con forti accenti emotivi.
La relazione di attaccamento nell’infanzia è stata caratterizzata da una costante preoccupazione circa l’affidabilità e la disponibilità del caregiver a soddisfare le proprie richieste affettive.
Queste persone risultano ipercoinvolti rispetto alle loro esperienze passate all’interno della famiglia, hanno difficoltà a vivere esperienze intime con serenità e soddisfazione, temono di non essere amate e ricambiate dal partner e di non essere meritevoli del loro amore, intrattengono relazioni d’amore dove è forte la dipendenza verso l’altro, sviluppando tendenze di fusione con questi, spesso non in grado di rispondere alle pressanti richieste. I comportamenti di autonomia del partner vengono interpretati come delle vere e proprie minacce di abbandono ed offrono accudimento al partner in maniera intrusiva e controllante.
Con lo stile di attaccamento disorganizzato l’adulto presenta scissione degli aspetti emotivi da quelli cognitivi, difficoltà a mantenere la giusta distanza nelle relazioni, sentimenti di impotenza e ostilità nei confronti dell’altro. Manifesta aggressività o violenza, utilizza strategie controllanti/punitive, controllanti/accudenti, controllanti/sessualizzate, controllanti/vittima per mantenere la vicinanza con l’altro. Percepisce l’ambiente come minaccioso e pericoloso e possiede rappresentazioni multiple e incompatibili di sé e dell’altro.
Gli adulti di questo tipo si possono considerare “irrisolti”. Non trovano una strategia organizzata per regolare i propri stati interni, hanno avuto esperienze traumatiche non integrate dal punto di vista emotivo e cognitivo, provano un intenso stato di paura e allarme di fronte al proprio bisogno di attaccamento e alle richieste del partner. L’incontro col partner potrebbe costituire un’esperienza favorevole alla revisione dei propri modelli interni disorganizzati di attaccamento con possibile conferma/disconferma delle aspettative di sicurezza/insicurezza nelle relazioni.
A questo punto prendendo in considerazione la fertilità della coppia e l’accudimento della prole, la transizione alla genitorialità può rappresentare un momento critico nel ciclo di vita della coppia.
I cambiamenti che i neo-genitori, siano essi naturali o adottivi, si trovano ad affrontare in questo periodo sono numerosi e implicano per ciascun partner una serie di compiti di sviluppo.
Infatti il passaggio da diade a triade, con l’arrivo del figlio, comporta la rinegoziazione del patto coniugale e la ricontrattazione del ruolo tra i partner: il passaggio dal ruolo di figlio a quello di genitore presuppone per ciascun partner la rielaborazione dei modelli interiorizzati nel corso dello sviluppo e all’interno della coppia nonché la costruzione di nuovi modelli di interazione e di relazione.
L’arrivo di un figlio, le sue richieste di cura e il carico di responsabilità associato al nuovo ruolo, i nuovi bisogni del coniuge, possono favorire la riattivazione delle storie di attaccamento dei partner: nell’organizzare una risposta di accudimento, possono essere richiamati vissuti di insicurezza o sensazioni di paura. In base alla propria storia il partner potrebbe appresentare una risorsa rassicurante se attento e disponibile alla cooperazione oppure minimizzare la richiesta di supporto o amplificare la richiesta di supporto od anche costituire una fonte di minaccia se vengono riattivati i propri vissuti traumatici.
Invece il sostegno reciproco dei neo genitori (attaccamento/accudimento) e il loro livello di consapevolezza nei confronti del partner e della loro relazione rappresentano i fattori chiave di come questa transizione verrà gestita.
Di fatto, se una delle funzioni della coppia è la procreazione, l’infertilità si configura come una minaccia alla progettualità della coppia stessa con esiti spesso drammatici.
Dal punto di vista clinico-psicologico, l’impossibilità di procreare in modo spontaneo può essere vissuto dai membri della coppia, come un evento traumatico, di lutto e perdita, con ricaduta sia sul Sé che sulla relazione; le conseguenze emotive possono rimanere a lungo termine ed avere una ricaduta anche nella relazione con figli adottivi o figli nati da procreazione assistita.
E se, la fertilità con l’espressione della maternità, richiede spesso una elaborazione dei vissuti infantili nella coppia al fine di riparare le disfunzionalità dell’accudimento-attaccamento nei singoli, l’infertilità in particolare di tipo idiopatica nella coppia stessa si presenta come una elaborazione del lutto, della perdita di una naturale predisposizione alla genitorialità che appartiene all’essere umano
L’intervento clinico con l’EMDR nella infertilità di coppia , sta evidenziano che i Traumi personali più frequentemente sono legati a vissuti precedenti infantili di morti precoci di bambini in famiglia, agli abusi sessuali, alla mancanza della reale convinzione di diventare madri con il desiderio di compiacere il partner e, non per ultimo, all’inversione di ruolo nell’infanzia quali ad esempio al ruolo infantile di prendersi cura del proprio genitore a causa di separazioni, conflittualità della coppia genitoriale, perdite di uno dei genitori senza escludere le violenze domestiche vissute come spettatori.
Cosa fare allora per ripristinare la fertilità nella coppia soprattutto nelle infertilità idiopatiche?
Si rende necessario elaborare e superare il trauma del passato con le metodologie dell’EMDR che permettono di costruire nuovi modelli di interazione e di relazione affettiva, accudimento nei confronti di stessi e nella relazione, comunicazione coi propri partner.

Dr,ssa MAria Zampiron  Psicoterapeuta

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